L’ipertrofia prostatica benigna è molto frequente soprattutto dopo i 70 anni, ma può cominciare a comparire anche intorno ai 40 anni nel 5-10% degli uomini. Superati i 50 anni di età, la prostata inizia generalmente un processo iperplastico che comporta un aumento del volume dell'organo. Si suppone che, considerata la correlazione con l'aumento dell'età delle persone, il processo di ingrossamento sia dovuto a variazioni a livello ormonale.

La patologia è cronica e progressiva e può, nonostante la sua natura benigna, incidere significativamente sulla qualità della vita. I sintomi sono soprattutto di tipo ostruttivo e di tipo irritativo. Tra i primi, i più noti sono la difficoltà alla minzione, l'intermittenza di emissione del flusso di urina, l'incompleto svuotamento della vescica e lo sforzo che ne deriva. Tutti fenomeni dovuti al fatto che l’ingrossamento della ghiandola comprime l’uretra.

LE TERAPIE FARMACOLOGICHE

Gli effetti delle cure farmacologiche di solito si manifestano dopo alcune settimane di terapia e possono essere necessari diversi mesi prima di ottenere il risultato massimo. La terapia si basa su tre tipi di farmaci, 

  1. Gli inibitori della 5α-reduttasi, come la dutasteride o la finasteride, agiscono inattivando gli enzimi che permettono la trasformazione del testosterone in diidrotestosterone (Dht), responsabile dell'ingrossamento della prostata: tendono a ridurre di poco, tra il 10 e il 15%, le dimensioni della ghiandola. Gli effetti indesiderati più rilevanti però sono l'impotenza nel 5% circa dei pazienti e il calo della libido nel 7/8% dei casi.
  2. Gli alfa bloccanti, come la silodosina, tamsulosina, terazosina e alfuzosina, agiscono sui sintomi, perché rilassano il tono muscolare di collo vescicale e prostata, migliorando il flusso urinario, però non è una terapia che risolve il problema di fondo cioè l’ingrossamento della prostata. Curano i sintomi ma non la causa, e gli effetti collaterali più frequenti sono vertigini, ipotensione ortostatica e astenia.
  3. I fitoterapici: alcune sostanze derivate dalle piante, tra le quali la mangiferina, la serenoa repens ed il licopene, sono molto efficaci nella cura dell’ipertrofia benigna, ma soprattutto non hanno effetti collaterali tipo impotenza o diminuzione della libido.

La Mangiferina è un polifenolo (beta-glucosil-xantone) che, con i suoi 8 gruppi ossidrilici, è una delle più potenti sostanze antiossidanti ed antiinfiammatorie naturali. L’ipertrofia prostatica benigna è sempre associata ad uno stato di infiammazione cronica, dovuto proprio allo stato di malattia. La somministrazione di Mangiferina riduce i fattori che promuovono l’infiammazione quali la ciclossigenasi e la 5-lipossigenasi, l’ossido nitrico sintetasi, stimola la produzione di TGBe come citochina antinfiammatoria. La Mangiferina ha una azione inibitoria sulla fosfolipasi A2 e di conseguenza la trasformazione dell'acido arachidonico in prostaglandine ad azione flogogena. La sua caratteristica più importante è di essere inoltre un inibitore specifico dell’attivazione del sistema NFkB e per tale motivo possiede anche una importante attività antitumorale ed antiangiogenica.

L’estratto di Serenoa Repens ha dimostrato di avere azione antiagonista periferica, a livello prostatico, nei confronti degli androgeni. Blocca l’azione dell’enzima 5-alfa-reduttasi che controlla la trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, la forma realmente attiva dell’ormone sessuale maschile. Questo effetto antiandrogenico avviene senza influenzare le concentrazioni di testosterone e di gonadotropine (LH e FSH), gli ormoni prodotti dall’ipofisi che controllano la produzione degli ormoni sessuali maschili e femminili nel sangue e senza alterare il sistema degli ormoni sessuali. Questo è il grande vantaggio della Serenoa che non determina la diminuzione della libido o l’impotenza.

La terza sostanza utile nella cura dell’IPB è il Licopene. Il licopene, anche conosciuto come psi-carotene, è una molecola che appartiene alla famiglia dei carotenoidi. Si presenta come un pigmento di colore rosso, insolubile in acqua ma molto solubile in ambiente lipofilo, come oli e grassi. L’uomo non è in grado di sintetizzarlo e deve perciò essere assunto con la dieta. In natura si ritrova in alcune piante ma la fonte di approvvigionamento alimentare principale sono i pomodori, non si degrada al calore e quindi anche i pomodori cucinati forniscono lo stesso quantitativo. Numerosi studi hanno dimostrato come consumando pomodori e prodotti del pomodoro contenenti licopene si osservi una diretta correlazione a un minor rischio di malattie cronicho-degenerative come il cancro, in particolare quello a livello prostatico, e le malattie cardiovascolari. I benefici sulla salute del licopene sono da attribuire alle sue proprietà antiossidanti.

CONCLUSIONI E PROSPETTIVE

Vista l’ampiezza dell’argomento trattato, questo articolo vuole essere uno spunto di riflessione e un riferimento, per considerare l’approccio fitoterapeutico al trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna attraverso un duplice meccanismo. Il primo quello ormonale: blocco dell’attività androgenica a livello prostatico da parte della Serenoa ed il secondo attraverso la modulazione della risposta infiammatoria da parte della mangiferina e del licopene, con il grande vantaggio di non avere seri effetti collaterali.

 

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Dott. Giovanni Battista Speranza (CV)
Specialista in oncologia, patologia generale, urologia

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