La radioterapia in associazione alla chemioterapia e/o alla chirurgia o, a volte come unica soluzione, rappresenta un’importante metodica nel trattamento delle neoplasie maligne. Le cure radioterapiche utilizzano le radiazioni ionizzanti, così chiamate perché causano ionizzazione negli atomi provocando l’espulsione di un elettrone.

Esse comprendono:

  • Radiazioni elettromagnetiche, come i raggi X e i raggi γ (gamma),
  • Radiazioni corpuscolate, come i raggi alfa α (alfa), che sono costituiti da nuclei di elio, e i raggi β (beta) che sono fasci di elettroni veloci.

Le radiazioni ionizzanti elettromagnetiche (raggi X, raggi γ e i raggi cosmici) fanno parte dello spettro elettromagnetico, assieme alle radiazioni ultraviolette, alla luce visibile, all’infrarosso, alle onde radio.

Come tutte le radiazioni elettromagnetiche, esse possono essere considerate:

  • secondo la teoria ondulatoria della luce, come onde elettromagnetiche,
  • secondo la teoria corpuscolare, come quanti di energia raggiante – ossia come fotoni che si propagano in direzione rettilinea con velocità uguale a quella della luce (300.000 Km/sec nel vuoto). Come tutte le onde elettromagnetiche, le radiazioni ionizzanti sono caratterizzate dalla frequenza e dalla lunghezza d’onda, che sono fra loro inversamente proporzionali. mentre una aumenta, l’altra diminuisce proporzionalmente.

Per nostra fortuna le radiazioni ionizzanti provenienti dal sole e i raggi cosmici non raggiungono la superficie terrestre, perché vengono assorbite dagli strati più alti dell’atmosfera la ionosfera.

Le radiazioni ionizzanti che ci possono colpire provengono, o da materiali radioattivi presenti sulla terra, o da speciali apparecchi costruiti per generarle.

Le radiazioni ionizzanti oggi usate in medicina sono:

  • I raggi X
  • I raggi γ

Che sono radiazioni elettromagnetiche.

  • Le particelle β, che sono elettroni e hanno quindi carica unitaria negativa e massa pari a 1/1800 del protone.

Le particelle α non trovano impiego in medicina.

I maggiori effetti delle radiazioni ionizzanti si hanno sulle cellule in attività riproduttiva quali quelle tumorali.
Le radiazioni ionizzanti danneggiano il DNA cromosomiale e, in conseguenza, inducono apoptosi, e blocco delle mitosi e causano necrosi cellulare. La radioterapia di per se è un metodo di cura praticamente indolore. Gli effetti collaterali della radioterapia derivano dal danno causato al DNA delle cellule sane colpite involontariamente nell’irradiare l’area dove è presente il tumore.

Gli effetti collaterali della radioterapia ovviamente dipendono dalla dose erogata possono essere acuti o cronici. Uno degli effetti collaterali più frequenti è rappresentato dalle radiodermiti.
Sono stati proposti nella sindrome da radiazione cutanea tre stadi clinici:

  • Lo stadio prodromico: di breve durata, da alcuni minuti o ore, con eritema e prurito che si risolvono e sono seguiti da un periodo di latenza.
  • Segue lo stadio acuto o manifesto: compare 6-12 giorni dopo l’esposizione alla radiazione. È necessario però superare la dose di 7 Gy per poter sviluppare un eritema da raggi e una conseguente dermatite. Da tener presente che dosi più basse ma ripetute hanno un effetto cumulativo
  • La terza fase lo Stadio cronico: segue, aggravandosi progressivamente, a una grave radiodermite acuta, oppure è la conseguenza di numerose esposizioni a piccolissime dosi, verificatesi nell’arco di anni.

In analogia con le ustioni

La dermatite acuta da radiazioni può essere suddivisa in gradi:

Dermatite da radiazioni, di primo grado: la forma più lieve. È caratterizzata da eritema persistente, che raggiunge il suo picco in due settimane ed è accompagnato da sensazione urente. Verso il ventesimo giorno compare iperpigmentazione a chiazze. Può esservi un blocco della secrezione sebacea e perdita dei peli, che si manifestano dopo circa tre settimane.

Dermatite da radiazioni, di secondo grado: dosi più intense di 8-10 Gy provocano un eritema più intenso, edema, bolle ed erosioni con secrezioni di siero . Le lesioni sono dolorose. In questo caso, la perdita di peli, ghiandole sebacee, ghiandole sudoripare e anche delle unghie può essere permanente.

Questa dermatite lascia esiti permanenti: teleangectasie ed alterazioni pigmentarie.

Dermatite da radiazioni acuta di terzo grado: si forma un’ulcerazione acuta dolorosa ed evolve sempre in una radiodermite cronica.

Attualmente una radiodermite grave è da considerare come il risultato di un errore dosimetrico .

Stadio cronico (Radiodermite cronica): Mentre le manifestazioni acute di secondo grado guariscono con atrofia e alterazioni pigmentarie di variabile entità, i danni acuti di terzo grado esitano sempre in radiodermite cronica.

Lo stadio cronico è caratterizzato dalla poichilodermia, cioè dalla associazione di telengectasie, ipo-ed iperpigmentazione, atrofia. La cute può assumere colore giallastro (elastosi da raggi) ed è sclerotica. Si presenta asciutta, per l’assenza di ghiandole sebacee e sudoripare, ed è priva di peli.

Inoltre, la cute con radiodermite cronica manca di un’adeguata vascolarizzazione, facilmente può sviluppare piaghe anche in seguito a minimi traumi. Le ulcere che si sviluppano in queste aree guariscono con difficoltà, c’è anche il rischio della degenerazione neoplastica. Circa il 20% dei pazienti con radiodermite cronica sviluppa il carcinoma spinocellulare

Terapia.

Fortunatamente nel corso degli ultimi 30 anni, il miglioramento tecnologico e la più accurata impostazione del trattamento radiante hanno minimizzato l’incidenza delle
complicanze . Rimane, tuttavia, una piccola percentuale di pazienti – non prevedibile prima del ciclo terapeutico – che andrà incontro ad un danno acuto, sub-acuto o cronico dei tessuti sani, compresi nel campo radiante .

Per quanto riguarda le radiodermiti a tutt’oggi non esiste alcun agente topico davvero efficace. Sono state suggerite creme a base di corticosteroidi per ridurre la componente infiammatoria.

E’ di fondamentale importanza prevenire eventuali infezioni cutanee nella zona irradiata che possono peggiorare il quadro clinico e per tale motivo l’utilizzo di creme emollienti e dermoprotettive svolge un ruolo estremamente necessario sia nel ridurre i sintomi che nella prevenzione.

 

Dott. Giovanni Battista Speranza (CV)
Specialista in oncologia, patologia generale, urologia

 

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