Praticamente tutte le reazioni chimiche che avvengono nel corpo umano in ogni istante generano dei ROS, che vuol dire “specie reattive all’ossigeno” . Sembra una cosa buona e invece è estremamente dannosa per le cellule. Infatti proprio per arginare questi effetti deleteri le cellule hanno sviluppato delle strategie di difesa. Una delle più efficaci è la produzione di SOD, superossidodismutasi, un enzima con attività antiossidante in grado di eliminare direttamente i ROS.

EnzimaSODSi tratta quindi di un importantissimo antiossidante presente in quasi tutte le cellule esposte all’ossigeno:

  • la SOD è da anni utilizzata ad uso medico generale con successo per il trattamento di malattie infiammatorie come la gestione di osteoartrite, lesioni sportive e dell’artrosi articolare del ginocchio;
  • La SOD è stata utilizzata per il trattamento dell’infiammazione dei tessuti molli nei cavalli e nei cani, malattie infiammatorie umane, e infiammazioni croniche della vescica, così come nel trattamento di alcuni tumori.

Tra le applicazioni in campo integratoristico troviamo che:

  • la SOD può rappresentare un valido aiuto nella protezione del DNA dai danni causati dallo stress ossidativo;
  • è largamente impiegata nei prodotti usati per trattamenti antiinfiammatori e la sua efficacia spazia dalla protezione dal rischio cardiovascolare alla foto-protezione dai danni UV-indotti;
  • è un efficace supporto per contrastare l’eccesso di produzione di ROS dovuti all’attività sportiva, e può avere azioni immuno-protettive;
  • sembra inoltre avere un ruolo anche nel miglioramento delle facoltà cognitive e nel controllo dello stress.

Perché abbiamo scelto la carota come fonte di SOD?

Fino ad oggi l’unica fonte di SOD vegetale conosciuta e sfruttata era il melone, ma studi scientifici hanno permesso di quantificare la presenza della SOD all’interno di numerose potenziali fonti di origine vegetale. Tali studi hanno dimostrato che la carota contiene una quantità di SOD estremamente più elevata rispetto alle altre fonti vegetali analizzate, addirittura 10 volte superiori rispetto al melone.

 

 

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